Storie e brevi racconti

LA MARMOTTA

La marmotta è una bestiola timida e sempliciotta, per non dire incauta. Di questi suoi, difetti, all'inizio del mondo pagò un prezzo salatissimo. I predatori, infatti, potevano catturarla e mangiarsela a piacimento. La povera marmotta era al sicuro soltanto nei mesi invernali quando si ritirava nella tana a godersi il beato letargo. Tutto questo la rendeva triste e abbacchiata. Tristezza che, a distanza di tantissimo tempo e nonostante abbia risolto il suo problema, le è rimasta stampata sul musetto.

Un giorno l'aquila, che non poteva più infilzare scoiattoli, rapì i piccoli della marmotta e se li mangiò. La mamma disperata sedette su un sasso e si mise a piangere. Passò di là un camoscio e le chiese il motivo di quelle lacrime. La marmotta lo informò della disgrazia nonché del problema che affliggeva le sue simili: l'incapacità di avvistare i predatori e quindi prendere le dovute precauzioni.

<<Perché non fate come noi?>> disse il camoscio.

<<E cosa fate voi?>> singhiozzò la marmotta.

Il camoscio le spiegò che loro designano un guardiano. <<Quando pascoliamo, uno di noi monta la guardia. Appena nota qualcosa che non va, lancia un fischio per avvertire gli altri di scappare. Solo dall'uomo non ce la caviamo, quello spara all'improvviso e la pallottola è più veloce del fischio.>>

La marmotta tacque, poi, piuttosto sconsolata, disse: <<Noi non sappiamo fischiare.>>

Allora il buon camoscio, con pazienza certosina, le insegnò a fischiare. Per tre giorni restò con la marmotta finché non imparò ad emettere un acuto fischio, che poi insegnò alle sorelle.

Da allora le marmotte non patirono mai più predazioni indiscriminate. Infatti una di loro sta sempre di vedetta e appena nota pericoli lancia un fischio assordante. Poi, tutte insieme, guadagnano la tana.


Tratto da: Storie del bosco antico - aut. Mauro Corona.